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LUOGO:
il Rifugio sorge su un ripiano boscoso alla base del Coston di
Giaf nell'omonima valle. L'ambiente è tipicamente dolomitico
con cime frastagliatissime ed arditi torrioni dalle pareti nude
e lisce che contrastano con il verde dei boschi situati sui più
dolci versanti alla loro base.
STORIA:
un tempo sul luogo esisteva una malga; i lavori per la trasformazione
in ritfugio iniziarono nel 1938 ad opera della Guida Alpina Iginio
"Bianchi" Coradazzi (che in quei luoghi faceva il pastore),
con l'aiuto della moglie e dei figli. Nel trasporto del materiale
dal fondo valle collaborarono anche alcuni volonterosi del paese
di Forni; ciò permise anche la costruzione della cappella
votiva in memoria di Erminio Cella.
CARATTERISTICHE:
il Rifugio è realizzato in materiali diversi, con una decina
di vani disposti su tre piani.
ACCESSI:
raggiungibile seguendo la carrozzabile dalla frazione di Forni
di Sopra Chiandarens (962 m). La strada è asfaltata nel
primo tratto, poi diventa bianca ed è proibito il transito
ai mezzi non autorizzati. Si può lasciare la macchina nei
pressi del ponte sul Torrente Giaf e proseguire a piedi per la
carrozzabile o, meglio, prendendo il sentiero n° 346 aq 1107,
poco più avanti del ponte sulla destra (45 min. al Rifugio).
Il Giaf è raggiungibile anche dal Passo della Mauria (1249
m) con il sentiero 341 in 2 ore.
PROPOSTE ESCURSIONISTICHE:
Rif. Pordenone (per la Forc. Urtisiel, sent. 361, ore 4, E; per
il Biv. Marchi Granzotto); al rifugio Flaiban Pacherini (per il
"Truoi dai Sclops " sentiero delle genzianelle, segnavia
personalizzato, ore 7.30, E); anello di Bianchi (sent. personalizzato,
ore 2.30, E); AltaVia n°ó; CarniaTrekking; Anello della
Dolomiti Friulane; Anello del Cadore .
PROPOSTE ALPINISTICHE:
via normale al monte Cridola; cima Porton di Monfalcon; al Passo
della Mauria (per sentiero attrezzato "Giovanni Olivato")
APPUNTAMENTI:
Festa delle erbe a metà giugno; Festa in onore dei caduti
montagna, prima domenica di agosto.
SPECIALITA':
menù cucina alle erbe, grappa aromatizzate.
ALTRO:
mini parco giochi. Cappella votiva nelle vicinanze.
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Il rifugio è situato nel cuore del Parco
Naturale delle dolomiti Friulane in Val di Suola, in comune di Forni di Sopra,
Carnia, facilmente raggiungibile in due ore di cammino con un
percorso adatto anche alle famiglie.
Addossato alla roccia sopra uno stretto terrazzo alle pendici
nord-ovest della Cima di Suola, consiste in una nuovissima costruzione
di cemento rivestita in legno, terminata nel 2008 e ricollocata
esattamente sul sito del vecchio rifugio.
Anche con il nuovo rifugio, totalmente autonomo dal punto di
vista energetico (cellule fotovoltaiche e pannelli solari per
l’acqua calda), è rimasta intatta l’integrazione
con l’ambiente e l’autenticità del luogo,
raggiungibile esclusivamente a piedi.
Il rifugio è accogliente, ampio, con due grandi sale al
piano terra dotate di una stufa per il riscaldamento a legna.
Al primo piano ci sono 4 camerette per 18 posti letto complessivi.
Una fresca sorgente è stata captata e portata a sgorgare
proprio a fianco del rifugio. All’esterno i posti a sedere sulla terrazza panoramica
permettono una magnifica vista sull’incombente Torrione
Comici, la Cima Val di Guerra, “Il Castello”, le
Cime Fantoline. Lo sguardo può spaziare lungo tutta la
Val di Suola fino a Forni di Sopra. Nel 1950 il comune di Forni di Sopra e la locale Azienda di
Soggiorno, utilizzando a scopo addestrativo un cantiere scuola,
fecero costruire un piccolo edificio in muratura, in sostituzione
dei resti di una capanna di legno usata come ricovero dai pastori
in transito. L’edificio, senza arredo e servizi, rimase
inutilizzato fino al 1956, quando L’ Amministrazione locale
concesse l’uso dell’edificio alla sezione CAI XXX
OTTOBRE di Trieste, che con il suo Gruppo Rocciatori in quegli
anni era molto attiva nel vicino Gruppo del Pramaggiore. L’anno
successivo il rifugio venne inaugurato ed intitolato agli alpinisti
triestini da poco scomparsi Nino Flaiban e Fabio Pacherini, con
dormitorio, spazio cucina e servizio di ristoro. Negli anni ‘74
e ‘75 la struttura subì gravi danni e venne parzialmente
distrutta dalle slavine, frutto di intense nevicate. Nel ‘76
viene effettuata la risistemazione che ha portato il rifugio
fino agli anni recenti.
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