Annello di Bianchi

Anello di Bianchi

- Premessa -

Utilizzando il Rif. GIAF come costante punto di riferimento, offre scorci bellissimi a diretto contatto con la natura. L’itinerario è stato denominato “Anello di Bianchi” e vuole essere un omaggio alla memoria del fornese CORADAZZI Iginio “BIANCHI”, guida alpina e pioniere dell’alpinismo fornese.

Assieme a lui viene ricordata in questa occasione l’intera famiglia “BIANCHI” che per molti anni ha gestito il Rif. GIAF con quella passione per la montagna che permette di superare anche le avversità più dure.

L’anello inserito nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane non presenta difficoltà alpinistiche di sorta, ha un dislivello di ca. 300 m. ed è percorribile in 2 ore e mezzo di cammino a passo normale, comprese le pause per ammirare il paesaggio.

Per la sua realizzazione sono stati recuperati per lunghi tratti di vecchi sentieri sepolti dalla vegetazione .

Il simbolo segnaletico dell’Anello di Bianchi, presente su tutto l’itinerario, è il seguente:

Descrizione dell’itinerario

Lasciamo il piazzale del Rifugio (Giâf) (1400 m. slm.) incamminandoci verso NORD-OVEST, lungo il sentiero pianeggiante contrassegnato dal segnavia 346, che ci porta in breve al greto di un ruscello ed iniziamo la salita affrontando il tratto a fondo ghiaioso che sale verso F.lla (Scodavacca).

Abbandoniamo tale percorso dopo poche decine di metri imboccando, verso destra, la deviazione per il (Cason dal Boschet) -Segnavia 340. Il sentiero si snoda inizialmente attraverso un bel bosco di abeti e larici in direzione verso NE e poi verso Nord, risalendo le pendici del M.te (Boschet). Lentamente si scopre alla nostra vista l’intera verdeggiante valle di Forni, mentre la vegetazione si dirada e la fatica si fa un po’ sentire, in special modo se si affronta la salita nelle ore più calde. A quota 1600 una fontanella lascia cadere poche gocce d’acqua sulle zolle verdissime e ci distoglie per un attimo dall’impegno della salita. Siamo quasi in cima. Superiamo le ultime balze erbose mentre il bosco riacquista consistenza ombreggiando il tratto finale che ci permette di raggiungere i 1700 m. del pianoro sommitale. Abbiamo superato la parte più impegnativa dell’Anello e possiamo godercil’ampissima vista. Riprendiamo la via seguendo i colorati riferimenti segnaletici. Inizia qui la parte più suggestiva e meno nota del percorso. Affrontiamo le cenge erbose pianeggianti che solcano il versante SUD-OVEST del M.te (Boschet) le quali, assieme alle tracce del vecchio sentiero, sono state ripulite dai mughi che le avevano sommerse.

Da qui inizia la discesa e dopo alcune centinaia di metri, aggirando un costone, ci appaiono all’improvviso la rossastra sagoma verticale della Torre (Spinotti) e il geometrico intaglio della F.lla (Scodavacca). Di fronte, le guglie dei Monfalconi ci sembrano ancora più suggestive del solito nella nuova inquadratura.

Percorriamo l’intero costone dominante il Rif. (Giâf) superando alcuni colatoi di slavine con un breve tratto leggermente esposto facilitato da una funicella fissa.

Dove il bosco riprende il sopravvento sui mughi ritroviamo il sentiero 346 (1600 m.slm), che imbocchiamo verso destra.

Lo seguiamo per alcune centinaia di metri in leggera salita innalzandoci sino a quota 1660. A questo punto il segnavia ci invita a prendere a sinistra ed iniziamo l’attraversamento in direzione SUD della zona denominata (Lal Busas di Giâf). Una serie di infossature erbose ricche di fiori e piante di ogni specie ci fanno da cornice. Prendiamo ancora un po’ di quota sino all’incrocio con il sentiero 354 (1715 m. slm).

La Forcella da (Lal Busas) ci sovrasta con i suoi ghiaioni mentre, seguendo il sentiero 354 verso EST, ridiscendiamo un po’ verso il Rifugio il cui tetto sovente intravvediamo fra la vegetazione.

A quota 1690, sempre seguendo le indicazioni sulle rocce, prendiamo decisamente a destra verso il costone roccioso dominato dalla Torre di Forni. L’intaglio fra due spuntoni di roccia che notiamo di fronte a noi (1700 m. slm.) è il nostro nuovo punto di riferimento. Esso costituisce un vero sipario fra due scenari diversi. Alle spalle ci lasciamo l’imponente massiccio del Cridola digradante fino al (Boschet) ed il sentiero appena percorso che ci appare nettamente intagliato in mezzo alla vegetazione. Di fronte la vista si apre sui Monfalconi, sulla F.lla (Urtisiel) e più distante sulla Cimacuta e sulle altre cime contornanti la valle di Forni.

Oltrepassato l’intaglio, affrontiamo con cautela gli stretti tornantini ricavati sul ripido pendio ed attrezzati con una funicella fissa, quindi, seguendo un tratto ancora ricavato fra i mughi, raggiungiamo il sentiero 342 che imbocchiamo in discesa, alla nostra sinistra (mentre a destra condurrebbe con faticosa salita alla F.lla (dal Cason) e Bivacco Marchi Granzotto. Lo scenario di fronte, al di là della valle del Tagliamento si è aperto definitivamente verso la verdissima zona delle malghe e delle Alpi Carniche. In primo piano (Varmost), più lontana (Tragonia) di cui riusciamo a scorgere il tetto della Casera, sullo sfondo le moli imponenti del (Clap Savon) e del Monte Bivera .

Proseguiamo la discesa lungo un’infossatura fra i mughi onnipresenti sino ad incrociare, a quota 1680, il sentiero 361 che fa parte dell’itinerario Carnia Trekking, e su cui ci immettiamo girando a sinistra, in discesa (mentre a destra punta verso il lontano Rifugio Flaiban Pacherini, con l’itinerario detto (Truoi dai Sclops), cioè sentiero delle genziane.

Il tranquillo avvicinamento finale al Rifugio, con la prudenza dettata dalle ginocchia un po’ stanche, ci permette le riflessioni finali su questo itinerario riscoperto e sulle persone che prima di noi hanno percorso questi sentieri, magari per un lavoro gravoso sui magri pascoli o nei boschi. Il fatto di averli riproposti agli escursionisti ci sembra un doveroso omaggio a loro ed alla cultura montanara che ci auguriamo si possa ancora recuperare.

Questa descrizione propone il percorso dell’anello in senso antiorario che a nostro parere è il migliore. Nulla vieta di percorrerlo in senso inverso in quanto la segnaletica predisposta ne garantisce altrettanta sicurezza. Per i meno allenati le possibilità intermedie di ritorno al Rifugio con i sentieri 346 e 354 permettono di dividere l’anello in più tappe .

Buona Passeggiata ed arrivederci sulle Montagne di FORNI.

Nelle escursioni in montagna si deve  tener conto del grado di difficoltà. Prima di avventurarsi il consiglio è quello di rivolgersi alle persone che conoscono il territorio.

INDIRIZZI UTILI:

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SEZIONE CAI DI FORNI DI SOPRA

VIA NAZIONALE 206 – 33024 – FORNI DI SOPRA (UD)

Tel 339/2194405

E-mail: fornidisopra@cai.it

Sito web: www.caiforni.it

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STAZIONE FORESTALE DI FORNI DI SOPRA

via Vittorio Veneto n.5 – 33024 Forni di Sopra UD

Tel 0433-88079

 

 

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